Tutti ricordiamo il 25 Aprile 1945 come giorno della liberazione dal Regime fascista, in realtà la caduta del fascismo fu un processo che iniziò molto tempo prima e proprio il 25 Luglio 1943 fu una data cruciale.

Quel giorno gli italiani si svegliarono ascoltando alla radio e leggendo sui giornali la notizia delle dimissioni del Duce dalla carica di Presidente del Consiglio.

La prima pagina del corriere della sera del 25 luglio 1943
La prima pagina del Corriere della Sera

Il ruolo del Re

Nonostante Vittorio Emanuele III avesse appoggiato il regime fascista, grazie al quale divenne Imperatore d’Etiopia e Re d’Albania, ora cominciava a cambiare opinione.

Il paese era scosso dalla guerra, a Milano e Torino già a Marzo si iniziavano a organizzare le prime proteste e il 9 Luglio ci fu il primo bombardamento di Roma.

Il Re intuì che l’Italia non poteva farcela a vincere la guerra e decise che Mussolini non era più una persona da appoggiare.

Si accordò segretamente con i gerarchi fascisti i quali, la notte tra il 24 e il 25 Luglio si riunirono nel Gran Consiglio e, con un’ampia maggioranza, sfiduciarono Mussolini.

Lo stesso fu arrestato il giorno stesso e subito il Re proclamò il suo successore.

Pietro Badoglio

Fu la persona che portò l’Italia fuori dalla guerra ma la sua posizione antifascista non fu chiara da subito, nel suo primo comunicato infatti dichiarò: “la guerra continua”.



Possiamo dire che si prese il tempo per sbarazzarsi dell’alleato tedesco e preparare un accordo con le truppe anglo-americane che il 9 Luglio già erano sbarcate in Sicilia.

Nel frattempo abbandonò Roma per rifugiarsi a Brindisi.

La credibilità del Re

In un clima di incertezza e di pericolo per la propria vita, il Re decise di abbandonare Roma lasciando i romani in balìa degli eventi.

Un evento che fece perdere credibilità al Re mentre aiutò il carisma dell’attuale Papa, Pio XII, rimasto invece a Roma.

Una circostanza che più tardi si rivelerà utile ai politici cattolici che avranno grande potere in parlamento come parte fondante della Democrazia Cristiana.

8 Settembre 1943




L’Italia praticamente si arrese, consapevole che non c’erano più le forze per affrontare una guerra, Badoglio si spostò a Brindisi abbandonando la capitale.

Nel frattempo le truppe anglo-americane avanzano in Italia da Sud mentre al Nord il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) si organizza per la Resistenza armata contro il nazi-fascismo e la neonata Repubblica di Salò.

Il 5 Settembre il generale Castellano, facendo le veci di Badoglio, firma l’armistizio e certifica la resa incondizionata dell’Italia.

Tre giorni dopo il maresciallo Badoglio dichiarerà:

“Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.”

La svolta

In poco più di un mese l’Italia, da regime fascista alleato con la Germania, diventa un alleato degli anglo-americani.

Il paese era profondamente diviso, come lo fu durante il referendum del 2 Giugno 1946, in cui la Monarchia vinceva nelle regioni del Sud e la Repubblica al Nord.

Nonostante ciò la caccia ai fascisti univa tutte le forze politiche di centro e di sinistra i cui rappresentanti concordano nel proclamare Badoglio Presidente del Consiglio.

Dunque possiamo dire che certamente il 25 Luglio 1943 non segnò la caduta del Fascismo, possiamo però dire che fu sicuramente una tappa importante verso la fine della guerra e la nascita della Repubblica.

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