Ci siamo passati tutti dallo studio delle cause della prima guerra mondiale e, più o meno tutti, sappiamo che essa scoppiò a causa dell’attentato ai danni dell’arciduca Francesco Ferdinando. Ma ci fu molto altro.

La vicenda dell’attentato

La Bosnia fu scelta come teatro di esercitazioni militari da parte dell’esercito dell’impero Austro-Ungarico e l’arciduca, destinato a succedere al trono, decise di essere presente.

Una mossa poco prudente: la Bosnia era stata da poco sottratta all’Impero Ottomano e annessa all’impero Austro-Ungarico attraverso il Trattato di Berlino nel 1878, lo stesso che portò la vicina Serbia all’indipendenza.

Le tensioni interne

L’ovvio malcontento dei bosniaci generò una situazione di tensione aggravata dalla nascita di alcuni movimenti terroristi tra cui il Crna ruka (Mano nera), dal cui partì il piano dell’attentato.

L’incarico fu affidato a Gavrilo Princip, esponente di un altro gruppo terroristico: Mlada Bosnia (Giovane Bosnia), nato per portare all’indipendenza il paese slavo.

Erano gli anni in cui si parlava di panslavismo, un’ideologia sostenuta da molti intellettuali e anarchici attraverso la quale si puntava a unificare tutti i territori slavi sulla base di radici culturali comuni.

Cosa successe il 28 Giugno 1914

Nella capitale Bosniaca si festeggiava San Vito mentre in Serbia era festa nazionale e l’arciduca pensò di fare una visita, accompagnato dalla moglie e da una scorta militare.

Sull’accaduto ci sono diverse versioni dalle quali cercherò di fare una sintesi: mentre F.F. e la moglie passavano dalla via principale vi fu un primo attacco: una bomba che erroneamente danneggiò il mezzo su cui viaggiavano gli uomini della scorta.

La vicenda non destò ripensamento nell’arciduca che volle proseguire sul suo percorso ma, pochi metri dopo, l’attentatore si avvicinò all’arciduca esplodendo dei colpi che uccisero sia lui che la moglie.

Di lì a poco la Bosnia ricevette la dichiarazione di guerra.

Le alleanze internazionali




In quegli anni le nazioni europee vivevano un momento di grande prosperità dovuto all’avanzare della tecnologia, in particolar modo quella industriale e, ovviamente militare.

Le nazioni europee cominciarono a cambiare la propria politica propendendo per un’espansione verso l’Asia e l’Africa.

La Triplice Alleanza

Questo movimento espansionistico riguardava anche il territorio europeo al centro del quale c’era proprio l’impero austro-ungarico che, in quegli anni, aveva firmato un’alleanza con la Germania e l’Italia.

cartina dell'europa prima della prima guerra mondiale
Cartina dell’Europa nel 1914, prima del conflitto

L’accordo fu chiamato Triplice Alleanza e, per nostra fortuna, non prevedeva l’obbligo di entrare in guerra nel caso in cui uno degli Stati si sarebbe trovato ad affrontare un conflitto.

L’Italia infatti approfittò di questi accordi per assumere una posizione neutrale, all’inizio, e poi allearsi con l’altra fazione.

La Triplice Intesa

A fare da contrafforte alle strategie espansionistiche della Germania e dell’Austria-Ungheria c’erano tutte quelle nazioni che le facevano da contorno: Francia, Inghilterra e Russia.

Questo accordo fu firmato nel 1907 proprio per tenere a freno la Germania che, in quel periodo, non solo si era armata pesantemente ma, soprattutto, non era più guidata da Otto von Bismarck.

Bismarck infatti, nel 1887, aveva firmato il cosiddetto Trattato di Controassicurazione con la Russia, attraverso il quale si garantiva un equilibrio tra le due nazioni.

Una volta che Bismarck perdette il proprio ruolo, il Trattato non fu rinnovato e la Germania diventò un pericolo per la tenuta della pace in Europa.

Una nuova guerra



La Prima Guerra, quindi, non fu solo una lotta tra due nazioni o imperi ma coinvolse l’intera Europa e, successivamente il resto del mondo, proprio perché la tecnologia e i mezzi di trasporto diedero l’avvio a un’interdipendenza tra Stati che oggi chiameremmo Globalizzazione.

La Prima Guerra Mondiale segnò anche l’inizio del coinvolgimento dei civili.

La società civile era chiamata in causa per rifornire i militari che adesso stavano al fronte per anni e, quindi, era necessario che l’opinione pubblica accettasse la guerra e fosse pronta a sacrificarsi.

L’importanza della Comunicazione

Furono gli anni della propaganda e delle fake news come le conosciamo oggi, dove ogni nazione dipingeva il nemico come un barbaro invasore dal quale bisognava difendersi compiendo ogni sacrificio necessario e richiesto.

I re e gli imperatori perdevano potere e la democrazia avanzava, in questa situazione i politici avevano bisogno dell’appoggio del popolo e la stampa cominciò a sfoderare le proprie armi per descrivere la realtà così come era utile a chi deteneva il potere.

Tra le testate che sostenevano l’ingresso in guerra è d’obbligo citare Il popolo d’Italia, fondato da Benito Mussolini che, ancora socialista, fino a poco tempo prima era direttore dell’Avanti.

Vincere una guerra significava conquistare nuovi territori e aumentare la ricchezza; l’illusione che questa ricchezza sarebbe stata equamente distribuita fu una delle leve di convincimento più utilizzate, e funzionò.

Fonti: R.Romanelli, Novecento, ed Il Mulino. – Wikipedia – Treccani.

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