Quando un prodotto è gratis, allora il prodotto sei tu.

Tutti noi che abbiamo uno smartphone scarichiamo delle app con funzioni utili o semplicemente giochi o altri passatempo. Gli app store offrono una enorme quantità di App gratuite che, in quanto tali, spesso scarichiamo e usiamo senza riflettere su come mai, nonostante tutto il lavoro che serve per creare un’app, esse vengano fornite gratuitamente.

Lo studio

Uno studio del Dipartimento di Informatica dell’università di Oxford ha analizzato 959.000 applicazioni gratuite presenti su Google Play Store e ha scoperto dei retroscena a dir poco preoccupanti.

Secondo i ricercatori britannici il 90% delle app contiene uno strumento di tracking, ovvero registrano i nostri dati per poi inviarli a terze parti: quasi sempre multinazionali dell’informatica legati ai grandi colossi della rete, come Google e Facebook.

Big Data

Vi sarà capitato di sentire questo nome in qualche servizio di inchiesta o leggendo un articolo su riviste specializzate. I Big Data sono i numeri della nostra esistenza.

Photo by henry perks

La nostra età, sesso, peso, altezza, cibo preferito, film preferiti, luoghi, libri e idee sociali e politiche, amici e personaggi famosi che seguiamo, sono “rubati” dai software di tracking e poi venduti a chi vuole proporci un prodotto.

Attraverso l’utilizzo dei dati personali, alcune compagnie dai fatturati stratosferici tra cui spicca il nome Alphabet, proprietaria di Google, vendono il proprio “pacchetto clienti” alle aziende che vogliono pubblicizzarsi sui siti web o sui social.

Ogni pubblicità è quindi indirizzata alla persona il cui profilo è quello che il venditore cerca. Questo vale per le aziende private così come per i partiti politici e le istituzioni religiose.

Tutto ciò che vediamo mentre navighiamo sul web o sui social non è casuale ma frutto dell’elaborazione dei Big Data.

Photo by Austin Distel

Come difendersi?

Sfuggire totalmente dall’insidioso meccanismo del tracking è davvero difficile, possiamo però limitare di regalare i nostri dati attraverso alcuni semplici accorgimenti.

  • Geolocalizzazione: quando installiamo un’app, per esempio, a volte ci viene chiesto se si vuole consentire all’app di conoscere la nostra posizione, in questo caso è meglio scegliere di no e quindi non comunicare questo dato;
  • Login attraverso Facebook: quando ci registriamo su un sito, a volte per pigrizia o per mancanza di tempo, effettuiamo il login attraverso Facebook, così facendo autorizziamo l’app o il sito a sapere chi sono i nostri amici, i nostri interessi e le nostre idee sulla società.
  • Condivisioni: diffondere argomenti attraverso i social o un blog personale fa sapere a chi ci osserva quali sono gli argomenti che ci interessano di più e ci espone a chi cerca di influenzarci, mostrandoci contenuti che possono rafforzare o farci cambiare le nostre idee.

È pur vero che a volte la cessione dei nostri dati è necessaria per usare le app o i servizi gratuiti, ogni volta quindi dobbiamo scegliere se il rapporto costi-benefici va a nostro vantaggio, di sicuro una maggiore consapevolezza ci aiuta ad affrontare meglio la giungla del web.

Il Grande Fratello

Questa estrema forma di controllo dell’umanità assomiglia, per grandi linee, a ciò che George Orwell scriveva nel suo romanzo Il Grande Fratello, dove un’intelligenza occulta manovrava puntualmente la vita delle persone obbligandole ad assumere determinati comportamenti, indotti da una continua campagna mediatica studiata a tavolino.

Un esempio emblematico di come la manipolazione dei Big Data possa influenzare la percezione della realtà e le scelte delle persone è spiegato nel video della giornalista Carole Cadwalladr (sottotitoli in italiano).

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche: Nomofobia, come sviluppiamo dipendenza da connessione.

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