Cosa succede se metti insieme la passione per il mare e la montagna, per i sentieri e i fondali, per le pinne e gli scarponi?

Succede che in tempi come questi si comincia a viaggiare con la mente, per scogliere marine, fondali e qualunque altro posto l’animo conservi. Le mete sono quelle del cuore e una di queste, per me, è uno sperone di roccia chiamato Monte Gramà. Imponente si erge davanti al porticciolo di Bagnara Calabra (RC), limite a sud delle falesie costiere della Costa Viola.

In questo breve tratto di costa calabrese si trovano fondali che preservano numerosi anfratti esplorabili da subacquei più e meno esperti, si avvistano ancore di antiche navi e altri reperti che raccontano vicende di un tempo lontano, oltre a una vegetazione mista e rigogliosa, dov’è possibile incontrare veramente di tutto. Vegetazione diventata ancora più rigogliosa grazie all’immobilità degli umani nel periodo della pandemia.

I pianali del Granaro, Costa Viola (RC)

Il monte Gramà è un sito unico, dove sono ancora preservate le tracce incontaminate di una storia che viene raccontata dentro e fuori dall’acqua, dai suoi 50 metri di profondità, dove si staglia la roccia verticale, sino ai 300 metri e oltre dei pianali di Granaro.

Il sentiero dell’uva

Altezze costiere e profondità considerevoli sono le caratteristiche di una piccola meraviglia naturale visitabile attraverso un percorso terrazzato costruito con muretti a secco segnati dal tempo e ancora saldamente in piedi: le famose “armacie”, patrimonio UNESCO, dove il presente si mescola con il passato, dove tra i vitigni secolari nasce l’oro delle armacie una preziosa uva di zibibbo. Camminando tra i vitigni affacciati sul mare possiamo ancora scorgere le “Guardie“, antichi avamposti usati per l’avvistamento del pescespada.

Questo splendido scorcio di Calabria è percorribile a piedi, attraverso un percorso chiamato anche Sentiero dei Francesi. Un cammino che si snoda per tre chilometri fiancheggiando le scoscese armacie un tempo coltivate sino al mare, oggi mete naturalistiche gradite alla fauna migratoria che transita lungo la costa.

Siamo nell’area protetta Natura 2000, il percorso parte dal borgo di Ceramida, piccola frazione di Bagnara Calabra (RC) e consente di scendere lungo la costa fino al livello del mare, dove si raggiunge l’antico Tunnel di Murat, fatto costruire nel 1806 dall’omonimo (cognato di Napoleone Bonaparte appena divenuto Re del Regno delle Due Sicilie), un avamposto a difesa della costa durante le guerre e che negli anni fu riutilizzato per trasportare l’uva e raggiungere le Guardie.

Bagnara Calabra vista dal Tunnel di Murat

Oggi la parte finale del Sentiero non è più percorribile a causa della distruzione, durante la seconda guerra, di un ponte che collegava il Tunnel alla spiaggia. Una volta arrivati in fondo al Tunnel, il modo più sicuro, ma anche più impegnativo, per rientrare è risalire la costiera, questa scelta richiede un ultimo sforzo che viene però ripagato dalle vedute mozzafiato che appaiono alla vista all’improvviso.

Un incantevole tramonto sullo Stretto di Messina

Un’alternativa alla risalita è il rientro in barca, mare permettendo, nel porto di Bagnara Calabra attraverso l’approdo dell’uva: una scalinata poco lontana dal Tunnel risalente al secolo scorso che di recente è stata restaurata dalle associazioni del posto. La scalinata veniva utilizzata per raggiungere il mare e imbarcare, sui Gozzi, l’uva raccolta lungo i filari piantati tra i terrazzamenti. La scalinata e i sentieri sono stati parzialmente riqualificati da alcuni volontari del posto e durante l’estate vengono utilizzati per le pratiche Outdoor.

Escursione organizzata dalle associazioni del luogo.

Lungo il sentiero è possibile visitare anche la famosa Grotta di San Sebastiano, che prende il nome dal monaco eremita che a suo tempo vi abitò, sito di elevatissimo interesse storico ed archeologico, abitato in tempi riconducibili all’età del ferro ed in epoca greco-romana, infatti, durante gli scavi del 1999 svolti dalla Soprintendenza, furono ritrovati al suo interno diversi reperti archeologici, alcuni di origine preistorica.

Risalendo lungo la costa l’ultima parte del percorso, fin ora impegnativo, diventa decisamente piacevole. Giunti nei pianali di Granaro il tracciato diventa lieve, la natura abbraccia un paesaggio coltivato, il sentiero meno battuto innesta una stradina dalla quale è visibile l’antica borgata di Ceramida. Località che vale la pena visitare al rientro dall’escursione, qui è possibile gustare sapori tipici che rischiavano di essere perduti per sempre oppure degustare vini ottenuti da diversi stili di vinificazione e tra essi, per gli amanti dei gusti più ricercati, il pregiato passito di zibibbo, coltivato proprio nei terrazzamenti della costa. Un’esperienza che tutti dovremmo vivere almeno una volta.

Pianta di zibibbo

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