Se oggi la Calabria è una delle maggiori regioni produttrici di olio d’oliva del Paese, lo si deve indubbiamente a Domenico Grimaldi.

Nato a Seminara nel 1741, fu tra i principali fautori della trasformazione dell’agricoltura in Calabria, in particolare della produzione di olio d’oliva e di seta.

Fu senza dubbio un visionario, capace di vedere le potenzialità commerciali nascoste nella sua terra ma, nonostante ciò, più volte osteggiato e incompreso, anche, e soprattutto, dai suoi conterranei.

il principale prodotto di Seminara – capace di avere anche una prospettiva futura se prodotto con sistemi più razionali e moderni – era l’olio, anche se permarrà, nella maggior parte dei casi, quella mentalità legata ai vecchi sistemi di coltivazione e di spremitura del frutto

Gli studi

La sua formazione inizia con gli studi giuridici a cui il padre lo introdusse pensando, per lui, una carriera da giurista.

Formatosi a Napoli, dove ebbe anche la possibilità di approfondire gli studi di economia, si trasferì a Genova, dove apprese importanti aspetti tecnici ed economici che più tardi metterà in pratica nella sua terra d’origine.

La sua passione per l’agricoltura lo portò a viaggiare per l’Europa, da Parigi a Berna, dalla Provenza a Firenze, dove apprese importanti nozioni tecniche per la produzione dell’olio e della seta.

A Firenze, in particolare, fu accolto nella prestigiosa Accademia dei Gergofili, al momento la più importante istituzione in materia di formazione in campo agricolo.

Mole per Frantoio, secondo il principio "alla genovese"
Il sistema “alla genovese” introdotto da Grimaldi è usato ancora oggi in alcuni frantoi.

Gli scritti

Dopo la lunga serie di studi, viaggi e ricerche, nel 1770 Grimaldi scrisse il suo primo libro: Saggio di economia campestre per la Calabria Ultra.

In questo saggio è condensato il piano, rivoluzionario, che Grimaldi aveva in mente per trasformare l’agricoltura in Calabria e farla diventare, da mero strumento di sostentamento, un sistema di produzione commerciale.

Uno studio lungo e dettagliato che avrebbe portato la Calabria a diventare una regione con una forte presenza industriale legata al mondo della produzione agricola, tessile e casearea.

Tre anni dopo, nel 1773, dopo aver sperimentato in prima persona le nuove tecniche per la produzione di olio d’oliva, scrisse Istruzione sulla nuova manifattura dell’olio introdotta nella Calabria.

Una illustrazione del primo ministro del regno di Napoli, John Acton
Sir John Acton

L’imprenditore e il politico

Il primo step nel piano di Grimaldi riguardava la meccanizzazione dell’ulivicoltura e il successivo investimento negli altri settori.

Un percorso iniziato a Seminara, dove il padre possedeva una discreta quantità di terreni e dove introdusse il frantoio “alla genovese”.

Con questi frantoi moderni la produzione di olio fece un balzo avanti sia in quantità che in qualità, il che portò, molti anni dopo, gli ulivicoltori ad avere in mano uno strumento con cui entrare nei canali di commercio più importanti dell’epoca.

Il maggiore profitto derivato da questa nuova tecnica, secondo il piano di Grimaldi, avrebbe portato gli imprenditori a investire e iniziare a produrre e commerciare la seta e altri prodotti derivanti dall’allevamento.

Un piano, come già detto, che avrebbe dato i suoi frutti se eseguito su larga scala ma che dovette affrontare numerosi ostacoli: la mancanza di appoggio da parte degli altri imprenditori calabresi e l’eccessiva quantità di dazi che erano in vigore a quell’epoca.

Questo portò Grimaldi a confrontarsi con le leggi e i funzionari del regno di Napoli – per tentare di rendere più flessibile il commercio – ai quali avanzò alcune proposte, accolte con entusiasmo dal primo ministro John Acton che lo nominò assessore del Consiglio Supremo delle Finanze.

Le iniziative sociali

Da illuminista puntò tutto sull’efficienza e sul benessere economico per la creazione di un tessuto sociale che avrebbe tirato fuori la Calabria dall’arretratezza e dalla miseria che il terremoto del 1783 inflisse sulla regione.

Forte della notorietà derivata dai suoi libri e dalla sua carica politica, Grimaldi portò avanti alcune iniziative che aiutarono cittadini e agricoltori a superare la crisi successiva al sisma:

Fu tra i promotori della Cassa Sacra, un’istituzione governativa il cui scopo era quello di gestire i beni espropriati alla chiesa e favorirne la ricostruzione.

Nello stesso periodo fondò, a Reggio Calabria, un istituto professionale per insegnare l’arte di “tirare” la seta, istituto che venne chiuso dopo pochi anni.

Il declino

Durante il periodo della rivoluzione francese, re Ferdinando IV cominciò a nutrire sospetti verso gli intellettuali e soprattutto i progressisti.

Insieme a Giuseppe Maria Galanti, illuminista napoletano, avrebbero fondato la Società Patriottica per la Calabria di cui Grimaldi sarebbe diventato presidente.

Ma i tempi erano cambiati e la sua proposta, avanzata dallo stesso Galanti, fu rifiutata.

Fu arrestato nel 1799 in quanto appartenente alla Massoneria e quindi accusato dell’omicidio di Giovanni Pinelli.

Nello stesso anno suo figlio – tra i promotori della Repubblica Napoletana – fu arrestato e poi ucciso.

Domenico Grimaldi si spense a Reggio Calabria il 5 Novembre del 1805.

Un occasione persa

Come gran parte degli intellettuali e personaggi innovatori, anche Grimaldi non poté dare il contributo, che aveva minuziosamente pianificato, all’economia calabrese.

Altri, dopo di lui, provarono a modificare l’assetto produttivo della regione scontrandosi, ancora una volta, con un tessuto sociale poco avvezzo alla sperimentazione.

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