Durante la conferenza stampa tenutasi oggi, il prof. Silvio Brusaferro, presidente del Istituto Superiore della Sanità, spiega il meccanismo alla base delle decisioni prescritte attraverso il nuovo DPCM del 3 Novembre presentato dal premier Giuseppe Conte.

L’indice Rt, o indice di rischio, è calcolato settimanalmente e non tiene conto del solo numero di casi positivi che vengono segnalati, ci sono altri fattori.

Il meccanismo tiene conto di diversi indicatori, divisi in 3 grandi categorie che sinteticamente possono essere così descritte:

  • la capacità di raccogliere e trasmettere i dati
  • l’aumento del numero di casi
  • la capacità di intervenire sui contagiati

Il calcolo del Rt, allora, non riguarda soltanto il dato puntuale, ovvero la situazione in un determinato giorno, o settimana, ma guarda all’andamento nel passato e formula una previsione per il futuro.

Questo porta a inserire in uno scenario di imminente pericolo anche regioni dove il numero di contagi è relativamente basso.

Per esempio la Valle d’Aosta ha un Rt molto alto sulla base della difficoltà a raccogliere e trasmettere dati mentre altre regioni, come la Calabria, hanno un Rt alto dovuto alla mancanza di adeguate strutture sanitarie che possano far fronte all’aumento di necessità di interventi su persone contagiate.

Questo meccanismo proviene da uno studio fatto durante l’estate all’interno della cosiddetta Cabina di Regia che coinvolge le autorità politiche statali e regionali, insieme al ISS.

Durante l’elaborazione si è deciso di dividere il rischio in 4 livelli (basso, medio, alto, molto-alto) in base al Rt.

Il rischio sarà basso se Rt è minore di 1, medio con Rt compreso tra 1 e 1.25, alto con Rt compreso tra 1.25 e 1.5, molto alto con Rt maggiore di 1.5.

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