Roma, sul finire del 31 dicembre 1981. Da un salotto del Quirinale, la “Casa degli Italiani”, IL Presidente – partigiano sussurra con tono deciso: “Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo”.

Presidente Pertini, mi permette di ripeterle queste sacrosante verità, anche oggi, soprattutto oggi? 

Mi consente di ritornare al 1948, ai lavori preparatori della nostra Carta, la Costituzione che anche Lei inaugurò sul tanto sangue versato per la Libertà e alle considerazioni dell’On. Romano in merito alla redazione dell’art.4, in merito all’esplicitazione del diritto al lavoro promosso? “La Repubblica promuove le condizioni per eliminare la disoccupazione… Un diritto sfornito di azione è vuoto di contenuto. Non si deve parlare di diritto, ma si deve dire soltanto che lo Stato promuove le condizioni per eliminare la disoccupazione”. Alle perentorie “improperia” dell’on. Nitti? “Che questo articolo possa essere scritto come una aspirazione, poetica e sentimentale, io mi spiego. L’Italia può veramente fare queste cose come promesse?… Io devo dire che noi dobbiamo dare al popolo italiano, con ogni sforzo, una sensazione di vita, non false illusioni”.

Dare una “sensazione di vita, non false illusioni”! Quanto sposò quest’iter programmatico e parametro di nobilitazione, Presidente Pertini? 

Veda, Presidente, ancora gli Italiani – non tutti, alcuni, pochi tra loro sono “distinti”! – non ha quello che dovrebbe avere ogni popolo presupposto incivilito. 

Sa, le Camere parlamentari guardano al cielo, si sfregano le tempie capellute, ogni tanto per il troppo sforzo si addormentano sugli scranni, emendabili anch’essi. Tutto è emendabile, Presidente, pure le condizioni per eliminare la disoccupazione (non mi sognerei mai di dirLe che emenderebbero anche il diritto al lavoro!). 

Sa, Presidente, il popolo italiano è rimasto generoso, creativo, solidale. Dalla sua dipartita nel ’90 ad oggi ne ha vissute di peripezie, di catastrofi, di nuove guerre senza lanciarazzi o mine ma ancora più insidiose, deterrenti. E’ vittima di terremoti, di calamità naturali, anche di una pandemia, ancor più dei balletti stakanovisti dei suoi presunti “colleghi” onorevoli che non hanno incentivato, se ne fottono di lavorare e garantire le giuste premesse ad ogni cittadino che richiede incessantemente di poter lavorare. Non di lavorare, di potere lavorare! Non esistono gli uomini liberi, esiste chi impreca – come Lei evidenziò – impreca ancora nella diseguaglianza, nella conquista vana di un residuo di libertà senza giustizia sociale! 

Presidente, alzi il pugno per i sotto salariati, per gli sfruttati, per i vecchi e nuovi morti su una parvenza disumana di lavoro. Per il vecchio ed il nuovo lavoro nero, alta bandiera dei cari “politicanti”. Per i nuovi “profughi nazionali”, anche per le cavie immigrate e sfruttate di altri Paesi del mondo! 

Presidente, ascolti il grido che fu di Pier Paolo Pasolini; la Terra di Lavoro è sempre rinnovata!

Gridi con me e con lui, ancora, alziamo la voce all’Italia senza lavoro, senza una vera condizione di lavoro! Gridiamolo assieme

Nemico è oggi a questa donna che culla 
la sua creatura, a questi neri


contadini che non ne sanno nulla, 
chi muore perché sia salva 
in altre madri, in altre creature,


la loro libertà. Chi muore perché arda 
in altri servi, in altri contadini, 
la loro sete anche se bastarda


di giustizia, gli è nemico. 
Gli è nemico chi straccia la bandiera 
ormai rossa di assassinî,


e gli è nemico chi, fedele, 
dai bianchi assassini la difende. 
Gli è nemico il padrone che spera


la loro resa, e il compagno che pretende 
che lottino in una fede che ormai è negazione 
della fede. Gli è nemico chi rende

grazie a Dio per la reazione 
del vecchio popolo, e gli è nemico 
chi perdona il sangue in nome

del nuovo popolo…

Presidente Pertini, quando finiremo di esser proletari senza prole?

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